La scuola di Renzi senza merito. Il futuro della Ferrari. Come si discute con Putin?

7 MAR 15
Ultimo aggiornamento: 16:03 | 22 AGO 20
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Al direttore - Perché Renzi per andare a Mosca non ha preso il treno?
Michele Magno
Al direttore - Ella ha scritto un concetto chiaro e condivisibilissimo (la prima chiave di lettura) affermando che fa sorridere che il governo non dica nulla, neppure pronunci un breve commento, sulla ipotesi di delocalizzazione in Olanda della sede legale della Ferrari (il Foglio del 5 marzo). Avendo avviato una discussione sulla politica industriale, Ella ha dimostrato coerenza. Tra il rischio di esporsi ad accuse di dirigismo o di volontà di supergestione ovvero di attentare alla libertà di iniziativa economica e il mutismo e l’indifferenza, che possono accreditare l’ipotesi di una concezione dello stato quale “guardiano notturno”, c’è uno spazio ampio per intervenire, regolamentare, fare opera di moral suasion, al limite soltanto dire ciò che si pensa (anche se a dirlo non è uno qualsiasi, ma il governo). Non è certo una “res inter alios”. Penso, comunque, che ciò accade perché non si ha chiaro come intervenire in linea generale a proposito della politica industriale e dell’impiego delle diverse leve disponibili per sostenere una grande operazione, che sarebbe necessaria, di ristrutturazione, riconversione e consolidamento, anche attraverso aggregazioni, simile a quella promossa a suo tempo per il sistema bancario. E, nel contempo, per agire sul contesto istituzionale, economico e fiscale. Lo dimostra la ritornante chiamata in ballo presuntamente taumaturgica della Cdp, di cui non si è ancora definita la missione come si dovrebbe. Negli interventi autorevoli effettuati sul Foglio a volte vi è stata confusione tra politica industriale e politica economica. Andrebbe, invece, rilanciata la specificità della prima nel quadro della seconda, come mi sembra Ella tenti di fare. Con i più cordiali saluti.
Angelo De Mattia
La Cdp è in crisi di identità. La politica industriale e anche quella economica hanno una direzione non sempre chiara. E il caso Ferrari mi sembra incredibile per due ragioni. Primo: perché mi sembra evidente, lo abbiamo spiegato a lungo, che la famiglia Agnelli nei prossimi anni, verso il 2018, si prenderà la Ferrari e si libererà della Fiat. Secondo: perché mi sembra evidente che un governo come quello guidato da Renzi non può non porsi nemmeno una domanda sul perché uno dei gioielli italiani sceglie di trasferire fuori dall’Italia la sua sede legale. Semplice no?
Al direttore - Dobbiamo davvero assumere 120 mila (o forse 150 mila) precari della scuola con un colpo di penna? Molti saranno ottimi professionisti, ma tra loro si celano anche insegnanti inadeguati. Gli assunti di questo “condono” rappresenteranno il nucleo del corpo docente dei prossimi decenni per la scuola pubblica italiana. Non converrebbe sottoporli tutti a un esame rigoroso per valutarne la qualità e le competenze? I bravi vanno assunti, gli scarsi mandati a casa. L’interesse da tutelare è quello di milioni di studenti presenti e futuri, non il posto fisso di costoro.
Piercamillo Falasca
Ragionare con le categorie del merito, sulla scuola, non ha portato mai voti. Non so se andrà così. Ma se dovesse andare così siamo pronti con la matita blu.
Al direttore - Angelo Panebianco, in merito a Putin e alla questione Ucraina, scrive sul Corriere: “Putin si è incamerato la Crimea cambiando in modo non consensuale i confini dell’Europa”. Non mi risulta ci sia stato un colpo di stato né che ci sia stata un’invasione militare: mi risulta ci sia stato un referendum. Se non è consenso questo vorrei che i sostenitori della democrazia mi spiegassero perché è più consensuale un confine tracciato a colpi di cannone di uno scaturito da un plebiscito. Comunque, sui “giornaloni” non ho visto nessuna firma storica definire Kirchner peggio di Mussolini: ohibò, come sono distratti.
Roberto Bellia
Non è facile ragionare con lucidità su Putin ma trovo insufficiente e a suo modo pigro dire che Putin è solo un dittatore, un provocatore, uno sterminatore di libertà. Il punto interessante è capire perché con Putin bisogna trattare e perché la realpolitik ci impone di avere un rapporto con lui e di coinvolgerlo anche in medio oriente. E trattare anche il caso Ucraina raccogliendo solo una delle due verità equivale a raccontare una mezza bugia.